Patrick Modiano e la fantascienza

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Scorrendo le pagine de Il caffè della gioventù perduta ho trovato che anche Patrick Modiano suggerisce buone letture e forse sogna nuovi mondi…

«Una cartolibreria in boulevard de Clichy restava aperta fino alla una del mattino. Mattei. Sulla vetrina soltanto il nome. Quello del proprietario? Non ho mai avuto il coraggio di chiederlo all’uomo bruno con i baffi e una giacca principe di Galles che stava seduto dietro al banco a leggere. Tutte le volte che compravano delle cartoline o un blocco di carta da lettere, i clienti interrompevano la sua lettura. All’ora in cui andavo io non c’erano quasi clienti, tranne, talvolta, quelli che uscivano dal Minuit Chansons a fianco. Per lo più erano esposti sempre gli stessi libri e ho ben presto capito che si trattava di romanzi di fantascienza. Mi aveva consigliato di leggerli. Mi ricordo alcuni titoli: Paria dei cieli. Avventura su Marte. I vandali nello spazio. Ne ho conservato uno solo: Cristalli sognanti1

Ma quali sono i libri che l’autore francese ha letto?

Paria dei cieli (Pebble in the Sky, 1950, nella foto all’interno dell’antologia Fantasimov con il titolo di Invecchia con me) è un romanzo di Isaac Asimov del ciclo dell’Impero galattico; Modiano nel testo originale ne cita erroneamente il titolo: riporta infatti Un caillou dans le ciel mentre il titolo corretto era Cailloux dans le ciel.

Avventura su Marte è un romanzo di John Wyndham (Stowaway to Mars, 1936) pubblicato in francese con il titolo Passagère clandestine pour Mars; da Urania, non a caso, era stato annunciato come Clandestina per Marte.

Cristalli sognanti è un capolavoro di Theodore Sturgeon (The Dreaming Jewels, 1950), pubblicato in francese con il titolo Cristal qui songe. Bene ha fatto a conservarlo…

Infine, I vandali nello spazio è un romanzo inedito in Italia dell’autore australiano James Morgan Walsh (Vandals of the Void, 1931), pubblicato in francese con il titolo Les Corsaires du vide- Vandals of the Void. Da non confondere con il quasi omonimo romanzo I vandali dello spazio di Jack Vance.

Quello di Anarres

1 da Patrick Modiano, Nel caffè della gioventù perduta, p. 71, Einaudi, 2010.

Addio alla scrittrice di tutti i mondi

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Ci ha lasciati il 22 gennaio 2018 una scrittrice superba, Ursula K. Le Guin; un’autrice eccezionale, nel significato proprio del termine: “fuori dalla norma, insolita”. Ogni sua opera è stata infatti una piacevole sorpresa non solo nella fantascienza ma anche nel fantasy, riconciliando me, e sicuramente molti altri lettori, con un genere che di frequente propone testi poco significativi.

I suoi scritti sono fluidi, la narrazione si svolge con delicatezza e durezza al tempo stesso, raccontando personaggi complessi, il più delle volte positivi ma spesso con un bagaglio di esperienze duro e veritiero: non eroi ma uomini e donne completi, interessanti, stimolanti sia nel più classico romanzo di formazione sia nel testo più politico. E così la Le Guin riesce a parlare di politica, maltrattamenti, vita reale usando le ambientazioni come fossero una superiore metafora della nostra esistenza. Esemplare la maestria con cui narra i complicati temi della sessualità e dell’identità di genere, affrontati con competenza, leggerezza e profondità. Da leggere, rileggere e non dimenticare.

Nel novero delle sue opere maggiormente apprezzate, consiglio, tra i romanzi, I reietti di un altro pianeta e La mano sinistra delle tenebre mentre Crescendo a Karhide e Il campo della visione nella narrativa breve.

Infine, proprio a sottolineare la sua particolarità nel mondo del fantasy, un brano dalla prefazione dei Racconti di Terramare: «[…] Così la gente si rivolge ai regni fantastici in cerca di stabilità, antiche verità, semplicità immutabili. E le fabbriche del capitalismo forniscono tutto quanto. L’offerta soddisfa la domanda. La fantasy diventa una merce, un’industria. La fantasy mercificata non corre rischi: non inventa nulla, ma imita e banalizza. Procede privando le vecchie storie della loro complessità intellettuale ed etica, trasformando la loro azione in violenza, i loro protagonisti in pupazzi, e il loro contenuto veritiero in insulsaggini sentimentali.».

Quello di Anarres